Età dei Metalli

L’occupazione delle montagne: i castellari dell’età del bronzo e del ferro

A partire dal IV millennio a.C., l’uomo sviluppò sempre maggiori conoscenze sulla lavorazione dei minerali metalliferi, accrescendo la propria tecnologia con lavorazioni e processi molto articolati.

Gli archeologi distinguono tre differenti periodi, che prendono il nome dal metallo prevalentemente utilizzato in ciascuna fase: l’Età del Rame, che in Liguria si sviluppò tra 3600 e 2200 a.C., l’Età del Bronzo (2200-900 a.C.) e l’Età del Ferro (900-180 a.C.).

ETÀ DEI METALLI – 3.600-180 a.C.

Caratteristici di questo periodo sono gli abitati, noti con il termine “castellari”: siti protetti da cortine murarie in pietre a secco e ubicati in posizioni naturalmente difese.

Nel Finalese sono noti sia siti arroccati dell’Età del Bronzo, come Sant’Antonino di Perti e Bric Reseghe, sia “castellari” dell’Età del Ferro come quelli di Verezzi, finora poco indagato, e il Villaggio delle Anime, sulla Rocca di Perti.

In seguito allo sviluppo della metallurgia le società furono costrette ad esercitare un sempre più attento controllo delle risorse disponibili nel proprio territorio. Alcuni individui, depositari delle nuove conoscenze, assunsero ruoli di primo piano nelle comunità. Tale fenomeno determinò un’organizzazione sociale assai più complessa, con vere e proprie strutture gerarchiche.

Si delinearono, così, sempre più chiaramente diverse identità etniche, fortemente legate a precise aree: nella penisola italiana si formarono durante l’Età del Ferro i cosiddetti popoli dell’Italia preromana. Nei territori oggi noti come Liguria, Piemonte, Lombardia occidentale, Emilia occidentale e Francia meridionale, tra l’Età del Bronzo medio (1600 a.C. circa) e l’inizio dell’Età del Ferro (900 a.C. circa), emersero i caratteri di un nuovo popolo: gli antichi Liguri.

Tra i reperti di maggiore interesse risalenti a questi periodi, scoperti nel Finalese ed esposti presso il Museo Archeologico del Finale a Finalborgo, vi sono una serie di vasi in ceramica e oggetti in metallo dell’Età del Bronzo ritrovati presso la Grotta Pollera,  e a Sant’Antonino di Perti; un elmo in bronzo del V secolo a.C., appartenuto ad un guerriero ligure, fu rinvenuto in una grotta nell’entroterra di Pietra Ligure.

Particolare fenomeno riconducibile almeno in parte a questi periodi sono le enigmatiche incisioni rupestri realizzate su grandi superfici in Pietra di Finale, localmente dette “ciappi”. Spesso le incisioni si associano a una serie di vaschette e canalette sul cui significato gli esperti dibattono ancora.

.Il cosiddetto Villaggio delle Anime è un castellaro protostorico, datato tra l’Età del Bronzo finale e la prima Età del Ferro, ubicato sulla Rocca di Perti, a circa 397 m di quota. Venne identificato nel 1959 dal Gruppo Ricerche della sezione Finalese dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri e subito esplorato tramite una serie di campagne di scavo guidate da Oscar Giuggiola.
Ciappo delle Conche
Il Finalese conserva ampie superfici rocciose all’aperto caratterizzate da numerose ed estese incisioni rupestri realizzate in un arco cronologico ampio, compreso tra le Età dei Metalli (III-I millennio a.C.) e il XIX secolo.
Arma della Moretta
Ciappo del Sale
Probabilmente riconducibili alle stesse culture della tarda Preistoria che hanno prodotto le serie di incisioni rupestri presenti su diverse superfici rocciose localmente dette “ciappi”, sono le molteplici strutture megalitiche presenti nel Finalese.
Il sito di Bric Reseghe a Finale Ligure è un esempio particolarmente ben conservato che rientra nella tipologia dei piccoli abitati arroccati in zone facilmente difendibili risalenti all’età del Bronzo Medio e Recente, così come Sant'Antonino di Perti. Il termine “castellaro” in archeologia viene utilizzato per indicare i siti d’altura, anche in assenza di evidenti strutture di fortificazione, risalenti all’età del Bronzo e all’età del Ferro.

Mappa dal 3600 a.C. al 181 a.C.

 

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