Neolitico

Una grande rivoluzione umana: i primi agricoltori e allevatori neolitici

La parola Neolitico (dal greco neos=nuovo e lithos=pietra) venne coniata nel 1865 dal naturalista e archeologo inglese John Lubbock per indicare la fase più recente dell’età della pietra.

Peraltro, col progredire delle conoscenze archeologiche, il termine Neolitico si è modificato fino ad inglobare tutta una serie di eventi che videro questo periodo segnato da profondi mutamenti nell’economia, nell’organizzazione sociale e nelle ideologie delle comunità umane, oltre che dalle nuove conquiste tecnologiche.

NEOLITICO – 5.800- 3.600 a.C.

Attualmente, il Neolitico è considerato un complesso fenomeno, sviluppatosi nel Vicino Oriente nel corso di alcuni secoli e successivamente diffusosi in Europa lungo un arco di tempo di millenni.  Questo processo evolutivo portò l’uomo ad essere produttore dei propri mezzi di sussistenza, abbandonando un’economia fondata sulla caccia e la raccolta di vegetali spontanei tipica dei tempi paleolitici.

Il passaggio da un sistema di caccia-raccolta a modelli produttivi basati su allevamento e agricoltura iniziò in Liguria nei primi secoli del VI millennio a.C.

Popolazioni neolitiche portatrici di queste conoscenze giunsero dalle coste del Tirreno meridionale e approdarono nel Finalese. Le molte grotte e i ripari naturali favorirono l’insediamento sul territorio di queste genti che portavano con sé animali domestici, come pecore, bovini e capre, sementi di cereali e leguminose, oltre che oggetti e utensili – come vasi in ceramica e accette in pietra levigata – totalmente ignoti alle precedenti popolazioni di cacciatori-raccoglitori. Molti di questi reperti neolitici, compresi i tipici vasi in terracotta a bocca quadrata, sono attualmente esposti presso il Museo Archeologico del Finale a Finalborgo.

Il Mediterraneo, durante il Neolitico, è stato un corridoio fondamentale di scambio e circolazione di persone, oggetti e conoscenze. Già 7.000 anni fa, nel Neolitico antico, circolavano in Liguria materiali provenienti da notevoli distanze. Nelle grotte del Finalese, tra cui la Caverna delle Arene Candide e la Pollera, sono stati infatti rinvenuti strumenti realizzati in ossidiana, un vetro vulcanico nero, le cui fonti di approvvigionamento sono ubicate in alcune isole quali la Sardegna, Palmarola nell’arcipelago delle Isole Pontine e Lipari nelle Eolie.

La Grotta Pollera è una delle più importanti cavità carsiche con deposito archeologico del Finalese. L’antro, assai scenografico e ampio, si apre in località Montesordo, sulla sinistra del Rio della Valle, a circa 300 metri di altitudine.
La Caverna delle Arene Candide è un sito preistorico di importanza internazionale per la sua lunga frequentazione umana e per la scoperta al suo interno della sepoltura del “Giovane Principe”, un cacciatore del Paleolitico superiore morto intorno ai 15 anni a causa di un violento trauma al volto, che fu sepolto nella grotta con gli onori di un capo, accompagnato da un ricco corredo.

Mappa dal 5800 a.C. al 3600 a.C