Caverna delle Fate

Una caverna abitata dall’Uomo di Neanderthal a Le Mànie

La Caverna delle Fate è nota come sito archeologico già dagli ultimi decenni dell’Ottocento quando, su segnalazione del Capitano Enrico Alberto D’Albertis, furono avviate ricerche a seguito del ritrovamento di frammenti di ossa e manufatti in pietra scheggiata. Gli scavi di Arturo Issel e soprattutto quelli condotti da Padre Giovanni Battista Amerano dimostrarono l’importanza della caverna, che è stata in epoca più recente oggetto di ulteriori indagini scientifiche.

Nella Caverna delle Fate, così come in altri siti archeologici dell’Altopiano delle Mànie, sono infatti stati ritrovati diversi manufatti in pietra del Paleolitico antico (350mila – 130mila anni fa), associati anche a resti faunistici, talvolta con tracce di combustione. Essi sono stati rinvenuti nel corso di una serie di campagne di scavo archeologico condotte dal 1983 al 1987 da un gruppo internazionale di studio, con la partecipazione del Museo Archeologico del Finale.

APPROFONDIMENTI – Caverna delle Fate

Oltre a queste testimonianze così remote della presenza umana nel Finalese, riferibili a Homo heidelbergensis, la Caverna delle Fate è particolarmente importante per la Preistoria dell’Italia nord-occidentale in quanto, da strati databili a circa 70mila anni fa, provengono 16 reperti umani frammentari ed incompleti appartenenti all’Uomo di Neandertal.
Tali resti ossei, in parte recuperati da G.B. Amerano alla fine dell’Ottocento ed in parte venuti alla luce nel corso di scavi più recenti, comprendono resti di adulti e bambini.

Nella Caverna delle Fate i Neandertaliani hanno lasciato traccia della loro esistenza anche attraverso focolari e numerosi utensili in pietra scheggiata.
Per costruire i loro attrezzi essi usavano pietre di diversa natura: principalmente quarzite e soprattutto calcari. Questo fatto, oltre a docu­men­­­tare un certo opportunismo, dimostra anche l’elevata abilità tecnica raggiunta, tale da consentire comunque di ricavare efficaci strumenti da supporti litici piuttosto scadenti.

La grotta ha inoltre conservato numerosi resti di orso delle caverne (Ursus spelaeus) che visse tra 200mila e 20mila anni fa circa. L’orso delle caverne era diffuso in gran parte del territorio europeo, con esclusione delle aree più meridionali. Esso prediligeva ambienti a media forestazione o a vegetazione rada con clima da temperato fresco a quasi freddo.
Nei mesi invernali l’orso speleo entrava in letargo in grotta: questo particolare comportamento ha consentito il rinvenimento di una grande quantità di resti ossei di esemplari che morivano all’interno delle cavità dove si erano riparati, tra cui proprio la Caverna delle Fate.
Uno scheletro completo di orso è esposto nelle sale del Museo Archeologico del Finale, insieme a numerosi reperti provenienti da questa caverna.

COME ARRIVARE

CAVERNA DELLE FATE

Come raggiungere il Sito

La caverna è raggiungibile a piedi percorrendo un sentiero che scende dalla strada di Le Mànie.

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