Il paesaggio del Finale

La natura e l’uomo: artefici di un paesaggio culturale

Il paesaggio del Finale nasce dallo stretto rapporto da sempre intessuto tra il territorio e l’uomo, presente in questa area del Ponente ligure almeno a partire da 350.000 anni fa: è un tempo infinito…

Il MUDIF-Museo Diffuso del Finale vuole cogliere e trasmettere questi aspetti di un territorio complesso, nel quale il visitatore troverà suggestioni ed emozioni legate alla presenza di quel “genius loci” che da sempre vive in esso, rendendolo vivo.

APPROFONDIMENTI

Il Finale è un territorio affacciato sul mare, nel quale la costa è interrotta da una sequenza di capi e promontori che frammentano e interrompono le alte falesie a strapiombo sul litorale: da est verso ovest Capo Noli, il promontorio di Varigotti con Punta Crena, il capo di San Donato e quello della Colombera, il Gòttero e infine la Caprazoppa, l’antica Cravazotta, cioè la “Fossa della capra”, il massiccio montuoso anche noto come il Capo di Borgio, col quale si conclude ad occidente il Finale.

 

Le propaggini marine dei rilievi montuosi introducono ad un paesaggio d’entroterra nel quale aspri dorsali montuose sono interrotte da strette formazioni vallive, definite da alte pareti verticali in Pietra di Finale, formatisi dall’erosione da parte delle acque di piccoli torrenti dell’antica piattaforma nata dalle sedimentazioni del mare oligo-miocenico avvenuta tra  28 e 11 milioni di anni fa.

 

Nella definizione del paesaggio finalese la Pietra di Finale gioca un ruolo di assoluta protagonista non solo per i suggestivi ambienti naturali, che essa genera anche grazie ai fenomeni di carsismo di superficie e di profondità che la caratterizzano, con la formazione di inghiottitoi naturali, grotte e caverne.

 

A queste visioni legate all’ambiente “naturale” corrisponde l’impiego della Pietra di Finale, dalle chiare e calde tonalità, nel costruito. In questo modo essa accompagna la presenza umana sul territorio e si intreccia con le sue vicende.

È un rapporto che è possibile cogliere non solo nei grandi e prestigiosi monumenti come castelli chiese e palazzi, ma anche in quei contesti rurali fatti di antiche case in pietra, i cui volumi riflettono le esigenze di chi in esse visse, o nella diffusa cultura della “pietra a secco”, con muri costruiti fino a raggiungere le sommità delle pendici montuose in alternanza con le falesie naturali.

 

La peculiarità e le grandi suggestioni del paesaggio finalese nascono da questa stretta interrelazione tra aspetti naturali ed antropici, senza che sia possibile creare tra di essi artificiose cesure nel tempo e nello spazio. D’altro canto, il territorio è un grande archivio che racconta le vicende dell’uomo e del suo rapporto con l’ambiente naturale che lo circonda.

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